Il tutore è uno strumento utilizzato per immobilizzare l’articolazione della caviglia e  viene in genere adoperato in seguito a traumi di varia natura o come ausilio nel  decorso post operatorio.

La caviglia è un’articolazione fortemente sollecitata sia nello svolgersi delle attività quotidiane, sia  durante la pratica di numerose attività sportive. Moltissime persone sono incorse almeno una volta nella vita in problematiche più o meno gravi relative a quest’area e, a seconda della tipologia di  infortunio, può essere consigliato l’uso di un tutore per migliorarne il recupero. L’obbiettivo di questo strumento è, infatti, quello di fornire stabilità alla zona interessata dall’infortunio, tuttavia, prima di utilizzarlo, è consigliabile rivolgersi al proprio medico curante che saprà indicarne la  tipologia più adeguata. 

In commercio esistono vari modelli di tutore ma, in generale, tutti condividono il medesimo scopo, ovvero quello di bloccare l’articolazione e limitarne il movimento attraverso un’inclinazione  a 90°; solitamente i tutori presentano una chiusura regolabile in modo da potersi adattare a diverse  misure e da poterne regolare l’intensità di compressione. Negli infortuni di lieve entità sono spesso usati degli ausili poco fascianti e non particolarmente compressivi, mentre nelle situazioni più gravi  nelle quali la caviglia deve rimanere quanto più ferma possibile, si consigliano tutori rigidi in  grado di bloccare i movimenti.

Il tutore alla caviglia in caso di distorsioni

Quando si incorre in una distorsione il tutore è una delle principali soluzioni che si possono  adottare nell’immediato. 

A seconda della gravità dell’infortunio, i sanitari adottano diverse strategie d’intervento: per le distorsioni più lievi in genere si consiglia di seguire il protocollo R.I.C.E., un acronimo che sta per  Rest, Ice, Compression, Elevation. In questo caso il tutore interviene nella fase di compressione  perché aiuta a tenere ferma l’articolazione grazie alla sua azione fasciante. 

Per quanto riguarda le lesioni di media entità, il protocollo RICE potrebbe non essere sufficiente e pertanto si consigliano degli ausili per la deambulazione come le stampelle, in grado di sgravare la  caviglia dal peso del corpo. Nelle distorsioni di 2° e 3° grado è fondamentale che questa rimanga  immobilizzata perché il movimento può peggiorare la situazione: in questo caso il medico può  indicare l’utilizzo di un tutore pneumatico bivalva per alcune settimane o addirittura un tutore di  tipo walker

Sebbene sia un’eventualità piuttosto rara, può accadere che un soggetto che ha subito una forte  distorsione non recuperi la mobilità articolare necessaria neppure dopo svariati mesi di  riabilitazione; in questo caso la via chirurgica è l’unica soluzione. Il medico sceglierà la tipologia  di intervento più adeguata e dopo l’operazione si dovrà osservare un periodo di riposo. Questo  prevede la completa immobilizzazione dell’articolazione e l’utilizzo di speciali tutori rigidi.

Il tutore alla caviglia in caso di infiammazione al tendine d’Achille

La tendinopatia al tendine di Achille è un’infiammazione molto dolorosa che colpisce numerose  persone di varie fasce di età. Non si tratta, infatti, di una patologia tipica degli anziani in quanto è  molto frequente anche in soggetti giovani e sportivi. La pratica di un’intensa attività fisica è, anzi,  una delle cause che spesso conducono a sviluppare uno stato infiammatorio in quest’area. Il tendine  

d’Achille è una vasta porzione di tessuto connettivo lunga circa 15 cm e, sebbene sia molto forte e  resistente, l’usura e i microtraumi ripetuti possono danneggiarla. 

In caso di infiammazione non eccessivamente invalidante il medico o il fisioterapista possono  consigliare l’utilizzo di un tutore elastico in associazione a una terapia cosiddetta “conservativa”.  Vengono utilizzati degli ausili che consentono di scaricare il peso corporeo non gravando  eccessivamente sull’articolazione e, allo stesso tempo, di non bloccare del tutto i movimenti del  piede.

Il tutore alla caviglia in seguito a una frattura

La frattura della caviglia è un trauma molto comune in persone di diversa età e si manifesta con  forte dolore e gonfiore dell’area. Se non è trattata nel modo giusto questo tipo di evento può avere  anche gravi conseguenze sulla mobilità del paziente, fra cui il rischio incorrere nell’artrosi  dell’articolazione. In passato per curare la frattura della caviglia si usava ingessare l’area, tuttavia  attualmente gli ortopedici propendono sempre più per soluzioni che non prevedono il gesso, bensì  l’utilizzo di un tutore rigido

Questo va indossato in genere sia di giorno che di notte, ma sempre sotto rigoroso controllo medico. Successivamente va eliminato per favorire la ripresa muscolare della caviglia. In alternativa i  sanitari possono anche propendere per una terapia di tipo conservativo che, quindi, non prevede la necessità di intervenire chirurgicamente.

Il tutore alla caviglia in caso di intervento chirurgico

Sia in seguito a un forte trauma sia in relazione a un’infiammazione tendinea (come quella al  tendine d’Achille) sottovalutata e, quindi, degenerata, può verificarsi la necessità di sottoporsi a un  intervento chirurgico. Questo prevede necessariamente un periodo di recupero post operatorio nel quale la percentuale di riuscita dell’operazione è legata anche a quanto più l’articolazione riesce  a rimanere immobile. Per questo motivo dopo un intervento chirurgico i medici consigliano  l’utilizzo di un tutore rigido o semirigido per un periodo di tempo variabile. 

Questo ausilio ortopedico ha la funzione di contenere la caviglia ed evitare che su di essa gravi il  peso corporeo; inoltre esso previene il rischio che l’articolazione, molto debole, vada incontro ad  ulteriori traumi distorsivi. Il tutore va comunque abbinato a un percorso di fisioterapia durante il  quale il paziente sarà guidato nella riattivazione dei movimenti. Progressivamente il dottore sarà in  grado di stabilire quando dovrà essere eliminato per non indebolire eccessivamente i muscoli del  polpaccio e della gamba. 

Nei pazienti anziani può emergere la necessità di migliorare una deambulazione particolarmente  difficoltosa utilizzando una protesi; proprio come avviene nel caso della protesi all’anca e in quella  al ginocchio, anche quella per la caviglia viene inserita attraverso un’operazione chirurgica. Nel  periodo post operatorio il paziente deve tenere la caviglia immobilizzata con il tutore o con il gesso per circa un mese; trascorse queste settimane la persona può cominciare l’esecuzione di  esercizi di rinforzo muscolare per stimolare gradatamente la ripresa della mobilità. Dopo un  adeguato lasso di tempo il medico consiglierà di togliere il tutore per proseguire la terapia di  recupero.