Dopo una mastectomia sempre di più le donne desiderano avere una ricostruzione del seno, così oltre a guarire dal cancro possono riprendere una quotidianità normale. In questo modo possono sentirsi normali e non avere disagi psicologici.

Un buon alleato in seguito ad un intervento di ricostruzione del seno è il reggiseno post operatorio. I modelli sul mercato sono diversi: Performance, Lace Roce, Isabel. Ognuno di questi capi assicurerà il giusto comfort e il sostegno richiesto.

Ricostruzione del seno

Vista l’importanza che la ricostruzione al seno ha acquisito nel corso degli anni il Servizio Sanitario Nazionale ha in carico questo tipo di intervento. Man mano che il cancro al seno è diventato più curabile è diventata più pressante l’esigenza di lasciare nella donna meno conseguenze possibili, sia dal punto di vista che estetico che psicologico.

Quando la mastectomia è totale e non può essere evitata, ci sono diverse soluzioni che possono permettere alla donna di non “viversi” come mutilata. Per la ricostruzione al seno è bene rivolgersi a oncologi e chirurghi con esperienza, che possano mettere in atto la soluzione più mirata per ogni paziente.

Ogni situazione è diversa da un’altra, per cui richiede un approccio mirato e concordato tra la donna e i diversi specialisti (senologi, plastici, radioterapisti, oncologi, infermieri specializzati e psicologi).

protesi ricostruzione del seno

Intervento su misura

Ogni donna ha le sue caratteristiche per cui l’intervento di ricostruzione del seno deve essere eseguito sulle sue caratteristiche. Non ci sono regole assolute ma la strategia più adatta.

Non va presa in considerazione solo la grandezza del nodulo e la sua posizione ma anche le caratteristiche del seno, la sua misura e la forma, e la conformazione fisica generale della donna. Tutto, ovviamente, non può prescindere dalla cura della malattia.

Solitamente si esegue l’intervento di ricostruzione del seno, in concomitanza con l’asportazione del tumore, ma esistono circostanze in cui è opportuno posticiparlo.

Espansori e protesi per la ricostruzione al seno

Prima dell’impianto della protesi, nei mesi successivi all’intervento e per tutta la durata della terapia adiuvante, la procedura prevede la collocazione di un espansore sotto il muscolo pettorale. L’espansore è un palloncino che viene gonfiato con soluzione fisiologica, al fine di distendere i tessuti e facilitare il successivo posizionamento della protesi.

Le protesi mammarie, utilizzate sia in chirurgia estetica che ricostruttiva, hanno un involucro esterno in silicone e silicone gel all’interno. Esistono sul mercato svariate tipologie di protesi che hanno diverse dimensioni, forme e superfici. In alternativa alla protesi possono essere utilizzati dei lembi di tessuto prelevabili dall’addome o dalla schiena (questo tipo di intervento garantisce più naturalezza ma è molto lungo).

Rischi della ricostruzione del seno

I rischi della ricostruzione al seno, con impianto di protesi, sono limitati. Tra i rischi c’è quello di rottura della protesi dopo 10/15 anni, per cui sono importanti dei controlli annuali (ecografia o risonanza magnetica). Appena si riscontrano segni di usura, la protesi deve essere sostituita.

La presenza di protesi può rendere più complicata l’esecuzione della mammografia. È importante in questo caso che il radiologo abbia molta esperienza in modo che possa eseguire l’esame in modo corretto. Per acquisire le immagini della porzione di pelle sotto la protesi sono necessarie delle immagini supplementari che possono aversi con la manovra di Eklund ( il radiologo spinge la protesi contro la parete toracica, portando avanti il tessuto mammario).

Un’importante chiarimento è che le protesi mammarie non provocano tumore al seno, solo una piccola percentuale di donne ha sviluppato una forma di linfoma (le protesi testurizzate comportano un rischio maggiore rispetto a quelle lisce). In Italia, dove il Ministero della salute ha introdotto da anni un registro obbligatorio, si sono verificati 50 casi a fronte di più di 400.000 protesi impiantate e solo in 1 caso la paziente è deceduta perché la malattia è stata scoperta troppo tardi.

Nonostante sia molto raro bisogna prestare attenzione ai sintomi che potrebbero presentarsi. Il sintomo più frequente è l’accumulo di linfa (sieroma) che potrebbe comparire in corrispondenza della protesi e non essere dovuta a un trauma o a un’infezione. Un altro sintomo molto comune è una reazione fibrotica molto importante. Attenzione quindi a gonfiore del seno ed asimmetria tra mammelle.

modelli di ricostruzione del seno

Quando è possibile salvare il capezzolo

Non sempre con l’intervento di mastectomia è possibile salvare il capezzolo, ma innovative tecniche chirurgiche e studi approfonditi hanno stabilito che in alcuni casi si può. Grazie a queste tecniche innovative è possibile preservare il capezzolo anche se perde un po’ di sensibilità, ma non la sua capacità erettile. Per questi motivi il seno operato sarà molto simile a quello naturale.

Per salvare il capezzolo è necessario che il tumore sia a debita distanza.

Ricostruzione del seno senza protesi

Nel campo della ricostruzione del seno c’è un’altra novità, che permette di colmare i difetti dei tessuti molli, di piccole e medie dimensioni. In questo modo è possibile eliminare quegli avvallamenti presenti dopo una mastectomia per tumore al seno.

Per permettere questo si prende del grasso dalle cosce e dall’addome che, opportunamente trattato e purificato, viene inserito nel seno.

Dopo questi trattamenti, a due o tre mesi di distanza, la pelle del seno operato può tornare ad essere morbida ed elastica. Tutto ciò è possibile grazie alle cellule staminali contenute nel grasso che ricostituiscono i tessuti. Il trapianto di grasso non incide in modo significativo sull’esecuzione della mammografia.


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