Il tendine d’Achille svolge un ruolo fondamentale per il movimento tuttavia, se è soggetto a infiammazione o rottura, può compromettere la nostra qualità della vita. In questo articolo affronteremo quali sono le principali cause delle problematiche al  tendine d’Achille e le soluzioni offerte dalla medicina. 

Il tendine d’Achille è un’estesa porzione di tessuto connettivo localizzato sulla gamba che connette  la fascia muscolare del polpaccio con l’osso posteriore del piede. Questo tendine lungo 15  centimetri svolge un ruolo fondamentale per quanto riguarda la deambulazione, infatti consente i  movimenti di flessione della pianta plantare e della gamba. Pur essendo un tendine estremamente  forte e resistente, esso è spesso sottoposto a condizioni traumatiche o patologiche che ne  determinano l’infiammazione o, nei casi più gravi, la rottura.

L’infiammazione al tendine d’Achille

Il tendine d’Achille, essendo sottoposto continuamente a intense sollecitazioni, può dare luogo a  dolorose infiammazioni. In genere la causa principale di queste problematiche è riconducibile a  una situazione traumatica che si verifica in seguito alla pratica sportiva (in particolare nelle attività nelle quali si corre o si salta molto) o in relazione a tanti microtraumi da stress o da inadeguata  preparazione fisica. Non è infrequente, infatti, che soggetti poco allenati vadano incontro a questo  tipo di infiammazione. Il tessuto tendineo viene, quindi, sforzato in modo eccessivo e  progressivamente può andare incontro alla degenerazione: nei casi più gravi un’infiammazione  trascurata può condurre alla rottura. 

Il sintomo più comune dell’infiammazione al tendine d’Achille è un forte dolore che si irradia a  partire dal tallone verso l’alto. In genere questo intenso fastidio si acuisce quando si eseguono  movimenti che prevedono la sollecitazione del polpaccio. 

La tendinopatia può essere di due tipi, inserzionale o non inserzionale. Nel primo caso  l’infiammazione colpisce l’area del tendine che si inserisce sul calcagno, mentre la seconda tipologia riguarda il cosiddetto corpo tendineo. In generale il tipo inserzionale è più frequente in soggetti  sportivi di età compresa fra i trenta e i quarant’anni o nelle persone che, pur non praticando attività  sportiva, hanno più di sessant’anni. La tendinopatia non inserzionale, invece, colpisce quasi  esclusivamente chi pratica attività fisica, in particolare sport quali la corsa, il basket, la pallavolo e  il calcio.

I rimedi per la tendinopatia

Una tendinopatia particolarmente dolorosa come quella al tendine d’Achille può richiedere molto  tempo per essere completamente curata. Nella primissima fase dell’infiammazione i rimedi principali consistono in: 

  • un’iniziale terapia a base di medicinali antinfiammatori per lenire il forte dolore
  • un periodo di riposo assoluto dall’allenamento sportivo 
  • stretching o esercizi di yoga per distendere i tessuti 

Passati i primi momenti si può procedere con un trattamento definito “conservativo” che, se  protratto per un’adeguata quantità di tempo (intorno ai sei mesi) può dare buoni risultati. Lo  stretching dà sicuramente un grande contributo nel disinfiammare i tessuti, così come l’uso di  calzature specifiche. Inoltre, applicare di frequente il ghiaccio e prevedere delle sedute con onde  d’urto può aiutare a diminuire le calcificazioni. 

Purtroppo nei casi più gravi la terapia conservativa può non essere sufficiente e si dovrà optare per  un intervento di tipo chirurgico. La tendinopatia inserzionale prevede un’operazione che asporta le calcificazioni e riposiziona il tendine nella sua sede originaria, ovvero sull’osso. Si tratta di un  intervento che necessita di tempi di recupero lunghi: almeno sei settimane di risposo e un percorso  di rieducazione motoria

Nel caso dell’infiammazione non inserzionale le tempistiche sono più veloci, pertanto il paziente  non deve essere immobilizzato. In genere il soggetto coinvolto nel giro di poche settimane può  tornare a camminare senza problemi. 

Sia nel caso di dolore legato all’infiammazione, sia per il periodo post operatorio, può essere utile  utilizzare un tutore per la caviglia. Il tutore, infatti, contribuisce a scaricare il peso corporeo dal  tendine e, quindi, allevia le sollecitazioni che gravano sull’area interessata. Inoltre, in commercio  

esistono dei tutori per la caviglia dotati di un particolare cuscinetto massaggiante che, stimolando i  tessuti, aiutano a contrastare il gonfiore favorendo il riassorbimento dei liquidi.

La rottura del tendine d’Achille

La rottura del tendine d’Achille può essere totale o parziale ed è purtroppo un incidente  abbastanza comune. Può avvenire in seguito a un trauma o come conseguenza di ripetute micro sollecitazioni che predispongono i tessuti alla lacerazione. Tra i fattori che predispongono alla  lesione, oltre a una generale condizione di debolezza muscolare, c’è anche l’età avanzata. Le  persone anziane, infatti, possono andare incontro a problematiche quali aumento di peso e diabete  che hanno un ruolo nell’indebolire le strutture tendinee. 

Purtroppo la rottura del tendine d’Achille può spesso essere presa sottogamba e confusa con un forte stiramento. 

La sottovalutazione del problema, però, può portare a gravi conseguenze, pertanto è importante  non trascurare i sintomi che accompagnano questo trauma. 

Tra i sintomi più comuni della rottura del tendine d’Achille troviamo: 

  • un’improvvisa sensazione di dolore nell’area compresa tra la caviglia e il polpaccio, spesso  definita come uno “schiocco” o un colpo 
  • difficoltà a camminare normalmente e a svolgere le azioni quotidiane 
  • comparsa di un ematoma e di gonfiore nei tessuti interessati
  • un affossamento posizionato sul retro della caviglia avvertibile al tatto

Il trattamento in seguito alla rottura del tendine d’Achille

In caso di rottura del tendine di Achille il trattamento varia in base alla gravità della lesione. In  genere ai soggetti più giovani si consiglia un intervento chirurgico che, con tempi di recupero  brevi, consente di ritornare a una normale attività sportiva. Nel caso di una rottura parziale, invece, i medici optano in genere per l’ingessatura o per l’utilizzo di tutori per la caviglia studiati  appositamente. 

Questi hanno lo scopo di mantenere il tallone sollevato per aiutare i tessuti lacerati a rimarginarsi in  modo naturale. In genere dopo qualunque intervento si consiglia un periodo di riposo e di  riabilitazione. La fisioterapia prevede solitamente degli esercizi di stretching e di rafforzo  muscolare, con l’obbiettivo di ripristinare completamente le funzionalità dell’area interessata.  Esistono molte tipologie di trattamento da attuare in seguito alla rottura del tendine d’Achille e il  medico saprà indicare qual è la migliore in base alla gravità della lesione, all’età del soggetto e alle  sue condizioni fisiche generali.