La tracheostomia è un intervento invasivo che richiede diverso tempo di convalescenza e ripresa, per ricominciare a parlare e a deglutire in maniera autonoma e sicura.

La tracheostomia, a differenza della tracheotomia, è intesa generalmente come una procedura permanente o a lungo termine. 

Il foro, effettuato sulla cute e sulla trachea, effettuato come trattamento d’urgenza o come intervento programmato, viene mantenuto poi come soluzione definitiva su pazienti con gravi problemi respiratori, la cui compromissione delle vie aeree basse non consente un ritorno alla normalità.

In alcuni casi, ad esempio per pazienti in cui l’intubazione momentanea non è sufficiente, la tracheostomia può essere preferita alla tracheotomia poiché più stabile sul lungo periodo, e più facile da trattare nell’igiene e nella pulizia oltre la prima settimana di ricovero.

Quello che più spaventa i pazienti e i loro caregiver è la vita post intervento, specialmente per chi, con un tracheostoma, dovrà convivere a vita.

Con le dovute accortezze e un aiuto medico e infermieristico specializzato, la qualità della vita di chi convive con uno stoma tracheale può rimanere alta e diventare altrettanto piacevole. 

Come si parla con la tracheostomia?

I pazienti che non hanno insufficienza respiratoria grave e non hanno quindi bisogno di ventilazione assistita continua possono riprendere a parlare in maniera graduale e controllata.

La fonazione, nel paziente stomizzato, non avviene attraverso i classici canali: normalmente, l’aria inspirata dal naso o dalla bocca sollecita la laringe e permette la vocalizzazione. Con la tracheostomia, l’aria non viene più aspirata dalle vie aeree alte e la laringe resta quindi perennemente ferma.

In questi casi, per parlare, l’aria introdotta attraverso la cannula può essere “liberata” per le vie aeree basse in due modi: o attraverso una cannula fenestrata, o con il supporto di una valvola fonatoria.

Nel primo caso, la cannula (e la controcannula) presentano dei piccoli fori nella parte curva, che consentono la fuoriuscita dell’aria nella laringe. 

Ove la cannula fenestrata non possa essere applicata al paziente, si può ovviare con una valvola fonatoria. Quest’ultima è una valvola unidirezionale o bidirezionale dal funzionamento molto semplice: si apre quando l’aria entra nella cannula, permettendo il passaggio nella laringe. 

Quando l’aria deve essere espirata, la valvola si chiude: così facendo, l’aria è costretta a risalire verso il naso la bocca per essere emessa. In questo passaggio incontra le corde vocali nella laringe, e diventa così possibile la fonazione regolare.

L’unidirezionalità della valvola aiuta a prevenire il rigurgito di liquidi e cibo in trachea.

Come si mangia con la tracheostomia?

Se, all’inizio del ricovero ospedaliero, il paziente tracheostomizzato viene nutrito attraverso un sondino, una volta dimesso dall’ospedale può riprendere in mano la sua vita e anche la sua regolare alimentazione.

La via digestiva e quella respiratoria sono infatti vicine, ma indipendenti tra loro: la stomia riguarda esclusivamente il tratto tracheale, mentre la digestione, passa attraverso la faringe. 

Se, accidentalmente, dei residui di cibo dovessero andare nella trachea (succede anche nella respirazione normale di affogarsi con la saliva o mentre si mangia), la cannula cuffiata ne previene l’ingresso in trachea senza problemi. 

Gestione tracheostomia: l’aiuto della logopedia

In seguito all’intervento tracheostomico, la mobilità della laringe potrebbe essere compromessa dall’assenza di sollecitazione diretta dell’aria. 

Ciò comporta nei pazienti una certa difficoltà nella ripresa della respirazione autonoma, se lo stoma tracheale è destinato ad essere rimosso, o dell’uso parziale della laringe per parlare con le tecniche prima descritte.

In quest’ultimo caso, il paziente avrà la necessità di affidarsi a personale medico esperto nella riabilitazione post tracheostomia, in particolare con l’aiuto del logopedista che studia un piano di esercizi ad hoc volto a riprendere le corrette tecniche respiratorie.

Ancor più significativo è l’aiuto al paziente per lo svezzamento della cannula, il cui obiettivo finale è la rimozione in sicurezza della cannula tracheale. 

Questo può avvenire solo quando, dopo una serie di esercizi per la respirazione e la deglutizione, il paziente si presenta davvero pronto ad abbandonare permanentemente la tracheostomia.

La presenza della cannula protegge infatti il paziente dal rischio di deposito di secrezioni all’interno della laringe, specialmente in quei soggetti affetti da deficit della tosse. 

La rimozione totale della cannula è un processo lungo che non può essere accelerato o minimizzato: la collaborazione tra medici, caregiver e pazienti è indispensabile per la buona riuscita.

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